Testimonianze

La terapia e le arti marziali

autore di Valentina Amoruso

Secondo gli scienziati il primo segno di civiltà in una cultura antica è un femore rotto e poi guarito.

Nel regno animale infatti se ti rompi un arto sei morto visto che non puoi cibarti, bere e scappare dai predatori. Un femore guarito indica invece che qualcuno si è preso cura del ferito, proteggendolo, assistendolo ed aiutandolo a riprendersi.

L’antropologa Margaret Mead disse: aiutare qualcun altro in difficoltà è il punto in cui la civiltà inizia…

Il mio percorso da terapeuta ha avvio nella mia memoria a circa dieci anni, quando la mamma di una mia amica mi chiedeva consigli sulla sua relazione coniugale non propriamente felice. Dico questo perché col senno di poi, mi sono resa conto che quello è stato il momento in cui ho iniziato a comprendere il significato di cosa volesse dire aiutare un’altra persona, averne cura ed assisterla (significato etimologico di terapia). Credo infatti che con chi non fa parte del tuo nucleo di affetti, divenga ancor più chiaro cosa significhi aiutare e prendersi cura di qualcuno incondizionatamente, visto che non si ha alcun interesse diretto nel farlo.

Dal punto di vista professionale la mia vita da terapeuta è iniziata con la Scuola di Shiatsu, disciplina che mi ha aperto al mondo della cura, perché ho cominciato così a studiare in maniera strutturata col preciso intento di trasformare in professione quello che fino ad allora era stato semplicemente un modo di vivere.

 

Terapia e arti marziali

 

Lo studio della Medicina Cinese intrapreso durante questa scuola triennale, mi ha fatto conoscere un mondo meraviglioso che ha affascinato la mia mente sin dal primo momento: io, studentessa mediocre, per la prima volta avevo trovato quello che probabilmente cercavo da sempre. Per me è stato naturale studiare, cosa che fino ad allora avevo fatto spesso con noia e scarso interesse e, cosa ancor più sorprendente, comprendevo senza alcuno sforzo concetti che per me erano del tutto evidenti. Lo studio della Medicina Cinese mi ha iniziato a far toccare con mano cosa significhi comprendere: un contenere che è includere, un capire che è afferrare, una considerazione che riorganizza e ridisegna ogni assetto precedente[1].

Tutto ciò però, dopo il primo momento inebriante, ha anche iniziato a farmi sentire che questo sapere millenario, proprio perché di tale portata e per come è stato pensato sin dai suoi albori, non poteva essere appreso solo a livello teorico, mettendolo poi meccanicamente e in modo stereotipato in atto quando si fa terapia su una persona in carne ed ossa, nel mondo reale.

Questo aspetto che attiene prima di ogni cosa proprio al piano fisico, corporeo, della conoscenza di questo antico sapere, sfugge a molti di quelli che insegnano la Medicina Cinese, perché non si è compreso che essa è un’Arte ed in quanto tale deve essere attuata innanzitutto su un piano concreto, un piano materiale: è come se avendo una tela su cui dipingere mi accontentassi di farlo seguendo un disegno preconfezionato; come se un poeta scrivesse prestando attenzione alle rime più che all’emozione che i suoi versi dovrebbero contenere; come se un ballerino eseguisse dei passi di danza e ballasse una coreografia senza alcuna comprensione di ciò che sta rappresentando e dell’emozione che vuole trasmettere a chi lo guarda e, cosa ancor peggiore, senza ascoltare la musica!

Viviamo in una società dove è molto spesso la norma il saziare la mente, comprendere su un piano meramente teorico la nozione da mettere in atto nella pratica secondo un protocollo standard (addirittura alcune volte fermandosi solo alla teoria), seguire un rassicurante schema predefinito, delle linee guida dalle quali non uscire, come un disegno dove colorare all’interno di spazi delineati e netti. Ma la realtà non è questo, la vita è cambiamento, l’equilibrio è per definizione in movimento e non può essere qualcosa di statico e precostituito. Quindi chi fa terapia non può secondo me accontentarsi di questo piano esclusivamente teorico, mentale e stereotipato, ma deve prendere in considerazione tutti gli aspetti che fanno parte di un essere umano: la malattia è innanzitutto su un piano fisico.

Le Arti Marziali a me hanno donato e fatto capire proprio questo, riconciliando la dimensione teorica (e mentale) con quella fisica (della concretezza sul piano materiale). Non è un caso che il primo livello del Nei Qi Gong, disciplina marziale che studio con il mio Maestro Stefano, si chiama “riunire lo Spirito (lo Shen) alla Struttura (il Corpo)[2].

 

L'energia nella medicina cinese

 

Attraverso questo percorso finalmente ho potuto comprende, ridefinire e toccare letteralmente con mano cosa significhi muovere l’energia, il famoso Qi attorno al quale per la Medicina Cinese tutto gira: quando le sensazioni e le emozioni di ciò che fai le vivi concretamente sulla tua pelle, inizi davvero a sperimentare su di te quello che fino ad allora è una nozione cui credere, nelle migliore delle ipotesi, in maniera intuitiva, ma che, non essendo tangibile e quindi reale non può fino ad allora essere realmente metabolizzata e fatta tua.

Ma non basta, perché prima ancora che nella sua professione da terapeuta e marzialista, chi segue queste antiche Arti, deve riportare ciò che apprende anche e soprattutto nella sua quotidianità, su un piano quindi ancora una volta estremamente concreto e tangibile, solo così infatti può sperimentare davvero ciò che ha compreso, uscendo dalla teoria e vivendo la pratica.

Penso che ogni essere umano, più o meno consapevolmente, ricerchi una fonte che gli dia strumenti e consapevolezza che gli permetta di vivere ogni ambito della propria vita in maniera armoniosa ed appagante. Per me questa “Fonte” è il Kung Fu (il Duro Lavoro) ed in esso risiede il segreto della felicità: “come anela la Cerva alla fonte, così il mio cuore desidera te, o Dio[3]”.

 

[1] Dal sito Web “una parola al giorno”

[2] Xing Shen Zhuang Gong

[3] Sicut Cervus desiderat ad fontes acquarum, ita desiderat anima mea ad Te, Deus, canto corale di Giovanni Pierluigi da Palestrina (dal Salmo 42).

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